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Rinnovabili meno care di gas e carbone? Finora a sostenerlo sono state le associazioni ambientaliste e alcuni "think tank" in cui il dibattito sulla transizione energetica è in corso ormai da qualche stagione. Ma non è più soltanto così: la tesi secondo cui i costi per realizzare i nuovi impianti rinnovabili (eolici e solari) per la produzione di elettricità sono più vantaggiosi rispetto ai nuovi impianti a gas e a carbone (ma anche nucleare), ora è abbracciata anche dagli operatori. In pratica, anche i manager che operano nel settore dell'energia sono convinti che il piano inclinato porti nella direzione della green economy. E che le rinnovabili siano meno care anche senza sussidi e incentivi governativi.

L'ultimo in ordine di tempo a prendere posizione è stato Jim Robo, amministratore delegato di NextEra Energy, uno dei colossi statunitensi, presente con le sue centrali in 27 stati e anche in Canada, con oltre 14mila dipendenti. L'utility americana produce energia sia con fonti verdi , sia con impianti che sfruttano i combustibili fossili. Per cui non può essere accusato di essere in conflitto di interesse. Lo ha segnalato il sito Vox.com, uno dei più seguiti tra quelli che si stanno affermando per lo stile di giornalismo "interpretativo", perché non si limita a raccontare i fatti ma li spiega e li contestualizza. Jim Robo, nel presentare i dati trimestrali, ha fissato al 2020 la data entro cui tutti i nuovi impianti rinnovabili saranno più vantaggiosi. Questo grazie al crollo dei costi dei pannelli, nonché una maggior efficienza dei rotori e delle pale eoliche.

 

Non solo: le energie rinnovabili saranno più vantaggiose soprattutto se connesse a batterie dove accumulare l'energia prodotta, da consumare quando cala il sole o in assenza di vento.

Attenzione: continueranno ad essere utilizzate le centrali a carbone, a gas e nucleari. Ma anche questo ha una spiegazione: gli impianti sono ormai stati ammortizzati e a meno che intervenga una legislazione che punisca "economicamente" le emissioni, a partire dal carbone, fino a quando non andranno in pensione manterranno una loro reddittività. Diverso, invece, dire come ha fatto Robo che nessuno troverà più vantaggioso costruire "nuovi" impianti tradizionali.

Un posizione simile è stata espressa anche da Antonio Cammisecra, amministratore delegato di Enel Green Power, leader in Italia e tra i primi gruppi al mondo nel settore, in un suo intervento su Affari&Finanza. E proprio in Italia si può trovare la dimostrazione concreta di come il pareggio di costi tra energie sia già una realtà: il gruppo inglese Octopus dopo aver inaugurato un impianto fotovoltaico da 64 megawatt a Montalto di Castro, alle porte di Roma, in perfetta "grid parity" sul finire dell'anno scorso, ha appena annunciato di averne in cantiere altri 110, altrettanto vantaggiosi. Forse, il 2020 è ancora più vicino di quanto si pensi.

 

Articolo pubblicato da Repubblica.it in data 01/02/2018

 

La città di Fujisawa

Fujisawa SST è la risposta di Panasonic alla richiesta di uno stile di vita sostenibile a livello globale. Progettata per 1000 abitazioni, Fujisawa è stata inaugurata nel 2014 con l'obiettivo finale di essere completamente autosufficiente per almeno 100 anni. Grazie ai prodotti Panasonic, le emissioni di CO2 verranno ridotte del 70% e il consumo d'acqua del 30%. Inoltre, la città è stata studiata affinché i residenti forniscano costantemente un feedback, consentendo alla città stessa di evolversi continuamente e di raggiungere i suoi obiettivi di sostenibilità. In definitiva Fujisawa SST è diventata un esempio di ciò che uno stile di vita moderno e intelligente può essere.

 

Le utility europee chiedono di alzare la quota da FER dal 27 al 35% entro il 2030

Enel, insieme ad altre utility europee come EDP, EnBW, Iberdrola, Ørsted e SSE, ha sottoscritto la dichiarazione “Un obiettivo ambizioso per le energie rinnovabili nell’Unione europea nel 2030” attraverso la quale si invitano i decisori politici dell’UE a sostenere un più ambizioso obiettivo rispetto a quello previsto dalla Roadmap 2030 per quanto concerne la quota di consumo energetico da fonti rinnovabili. Le imprese chiedono di innalzare il target dal 27% al 35% entro il 2030 attraverso, ad esempio, una maggiore elettrificazione dei settori dei trasporti e del riscaldamento, unitamente alla definizione di un disegno del mercato elettrico in grado di soddisfare le necessità delle energie rinnovabili ed in linea con gli obiettivi fissati dall’accordo di Parigi. 

Finalmente TESLA presenta le  batterie agli ioni di Litio per gli impianti fotovoltaici 

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Giovedì scorso è stata svelata la nuova linea di prodotti con cui il Tesla entra nel mercato dei sistemi di accumuli stazionari. Come previsto – dopo aver parlato della necessità di una rivoluzione del sistema energetico – il CEO Elon Musk ha annunciato il lancio di batterie per il residenziale, da abbinare al fotovoltaico e di un sistema scalabile per utility e utenti più grandi.

La batteria destinata a lavorare con il solare si chiama Powerwall. Prodotta in due versioni – da 7 e da 10 kWh – verrà commercializzata verso la fine dell'estate con prezzi agli installatori – dunque esclusi inverter e installazione – di 3000 e 3500 dollari (cioè circa 2.700 e 3.140 euro). Le vendite in Europa inizieranno dalla Germania.

Powerwall è un pacco batterie agli ioni di litio, provvisto di un sistema per il controllo della temperatura (il rischio di incendio nelle batterie al litio non può essere sottovolatutato) e di un'interfaccia in grado di dialogare con un inverter. Pesa 100 chili e misura 130 centimetri per 86, è profondo solo 18 centimetri (vedi grafica, cortesia Tesla), si può installare sia all'interno che all'esterno.

16/06/2017

Europa, approvati i nuovi limiti per le emissioni di CO2

L'Europarlamento ha votato la proposta di regolamento che prevede di tagliare del 30% nel periodo 2021-2030 le emissioni di gas serra nei settori non-ETS, come agricoltura e trasporti. L'impegno italiano è -33% rispetto ai livelli del 2005. Al via i negoziati con il Consiglio UE.

 

L’Europa, dopo aver criticato Donald Trump per l’uscita americana dagli accordi di Parigi sul clima, prosegue il suo impegno per la riduzione dell’inquinamento atmosferico.

Il Parlamento UE ha appena approvato, modificandola in alcuni punti, la proposta di regolamento sulle emissioni di CO2 nel periodo 2021-2030 nei settori non coperti dal mercato ETS (Emissions Trading Scheme).

Parliamo, quindi, di attività come l’agricoltura, i trasporti, l’edilizia e i rifiuti, che nel complesso valgono oltre metà delle emissioni inquinanti degli Stati membri.

L’obiettivo generale è -40% di CO2 nel 2030 in confronto ai livelli del 2005: i settori non-ETS dovranno contribuire tagliando le emissioni del 30%, con traguardi vincolanti per i singoli paesi.

Il testo votato dall’Europarlamento - 534 favorevoli, 88 contrari, 56 astensioni - ha confermato l’obiettivo del -33% assegnato all’Italia, anche se il ministro dell’ambiente Gianluca Galletti, nei mesi scorsi, aveva giudicato “iniqua” la proposta di suddivisione degli impegni nazionali.

Secondo il Governo italiano, infatti, lo sforzo chiesto al nostro paese sarebbe eccessivo considerando che l’Italia ha già raggiunto e superato i valori indicati per il 2020.

I deputati, si legge nella nota diffusa dal Parlamento UE, “hanno modificato la proposta inziale della Commissione per premiare gli Stati membri, con un PIL pro-capite inferiore alla media UE che hanno adottato o adotteranno prima del 2020 le misure necessarie, con una maggiore flessibilità durante la parte successiva del programma di riduzione”.

In altre parole, significa che quegli Stati potranno “prendere in prestito” fino al 10% dell’indennità dell’anno successivo, riducendo così quella dell’anno in corso.

Un’altra modifica riguarda il punto di partenza per il percorso di riduzione, fissato nel 2018 anziché 2020 come proposto inizialmente da Bruxelles, per evitare un incremento delle emissioni nei primi anni o comunque un rinvio degli impegni nazionali.

Passando infine alle prossime tappe, la proposta di regolamento votata dagli eurodeputati rappresenta il mandato per iniziare i negoziati con il Consiglio.

Si punta a raggiungere un accordo in prima lettura: i negoziati informali partiranno quando anche il Consiglio avrà espresso la sua posizione.

 

News

24/11/2014  Finalmente pubblicata la delibera sui sistemi di accumulo

 

Dopo una lunga attesa l'Autorità per l'Energia ha finalmente pubblicato la delibera con le disposizioni relative all’integrazione dei sistemi di accumulo di energia nel sistema elettrico nazionale.

L'Autorità per l'Energia ha pubblicato la delibera con le disposizioni relative all’integrazione deisistemi di accumulo di energia elettrica nel sistema elettrico nazionale (in allegato in basso).

La delibera, numero 574/2014/R/eel, definisce, in sede di prima applicazione, le modalità di accesso e di utilizzo della rete pubblica nel caso di sistemi di accumulo di energia elettrica, nonché le misure dell'energia elettrica ulteriori eventualmente necessarie per la corretta erogazione di strumenti incentivanti o di regimi commerciali speciali in presenza di sistemi di accumulo.

Il provvedimento arriva dopo una lunga attesa: da tempo c'è una grande attenzione verso i sistemi di storage elettrochimico, visti soprattutto come soluzioni per massimizzare l'autoconsumo degli impianti fotovoltaici.

Dalle nostre simulazioni economiche basate sui prezzi rilevati a inizio anno infatti risulta che, qualora si usufruisca della detrazione fiscale del 50%, il bilancio economico di un impianto FV residenziale con batteria è già attraente.

Le ultime previsioni di IHS su FV + storage parlano di un mercato mondiale che si decuplicherà nei prossimi quattro anni, menzionando l'Italia tra i paesi in cui questa soluzione 'abilitante' della tecnologia fotovoltaica si diffonderà maggiormente.

24/11/2014  Fotovoltaico, i SEU sono già decollati: in Italia nel 2013 oltre 700 MW senza conto energia

L'anno scorso sono entrati in esercizio oltre 28mila impianti fotovoltaici non incentivati con il conto energia, per un totale di 727 MW, in gran parte si tratta di SEU che non godono di alcun tipo di incentivo. Le analisi di eLeMeNS.

In Italia il mercato del fotovoltaico, seppur notevolmente ridimensionato, è vivo e vegeto ed è sopravvissuto meglio di quel che ci si poteva aspettare alla fine degli incentivi: già nel 2013, nonostante la grande incertezza normativa vissuta l'anno scorso, si sono installati centinaia di MW di impianti senza alcun tipo di incentivodestinati all'autoconsumo, che vanno a sommarsi a quelli del settore residenziale realizzati grazie alle detrazioni fiscali del 50%.

Nel 2013 infatti sono entrati in esercizio 28.023 impianti non incentivati dal conto energia, per un totale di 727 MW, mostrano i dati diffusi da eLeMeNS. Il dato, ricavato incrociando i dati aggiornati di Terna e GSE, è quasi doppio rispetto ad altre stime precedenti sul FV non incentivato in Italia nel 2013 (il 'Solar Energy Report' del Politecnico di Milano, uscito a marzo 2014 parlava di 305 MW). Le analisi contenute nel LookOut - Rinnovabili Elettriche Q3 2014 di eLeMeNS suggeriscono che tale nuova capacità possa essere riconducibile principalmente a impianti SEU che adottano un modello di puro autoconsumo senza il sostegno di incentivi alla produzione.

“Di quei 727 MW – spiega a QualEnergia.it il partner della società di consulenza Andrea Marchisio - solo qualche decina di MW, circa 30, è riconducibile a impianti concepiti per essere incentivati con il conto energia, ma che non sono riusciti ad accedere all'incentivazione. Sembra minoritaria anche la quota di impianti residenziali che godono della detrazione fiscale, visto che la taglia media di questi 28mila impianti è di 26 kWp, ben sopra i 3-5 kW delle tipiche installazioni domestiche. Possiamo insomma dire che è decollato il mercato dei SEU, impianti realizzati per l'autoconsumo senza contare su nessun tipo di incentivo.” “Il dato èsorprendente – aggiunge l'analista – perché tutte queste installazioni sono state fatte in un periodo digrande incertezza normativa”.

La delibera che completava la normativa sui SEU è arrivata solo a dicembre 2013 e poi definita nel dettaglio solo nella prima metà del 2014 (si veda lo Speciale Tecnico di QualEnergia.it). Anche l'entità deglioneri sull'energia autoconsumata, come sappiamo, sono state incerte fino alla conversione in legge del 'decreto Competitività' che, oltre ad estendere lo scambio sul posto fino ai 500 kW, ha stabilito che gli oneri sull'energia autoconsumata si paghino solo per gli impianti sopra ai 20 kWp e solo per una percentuale del 5%, con aggiornamenti biennali (rialzi al massimo del 2,5% ogni volta) e che non verranno applicati per gli impianti già in esercizio. “Novità, questa, che dà una certa stabilità che prima mancava, perché è un meccanismo prevedibile e che garantisce gli investimenti realizzati”, commenta Marchisio.

Se dal 2013 ci arriva questo dato sorprendente, possiamo attenderci una crescita ancora maggiore per il 2014 e per il 2015, ora che la normativa è stata ben definita e che gli operatori e le banche hanno maggiore familiarità con questi modelli di business? Marchisio frena il nostro entusiasmo: “É vero che c'è una maggiore certezza normativa,  ma elementi di rischio permangono, ad esempio rispetto a cambiamenti nella distribuzione tra componenti fisse e variabili della bolletta. Poi va considerato che le situazioni adatte a realizzare un SEU sono limitate e non sempre facili da valorizzare: occorre un certo tipo di consumatore, bisogna trovare un accordo etc.”

E per quel che riguarda gli impianti in market parity, cioè grandi parchi FV non incentivati che vendono tutta l'energia prodotta? I tempi sono maturi? “Direi di no, Per ora fare un impianto in market parity sarebbe un rischio enorme: le indicazioni razionali del mercato  rendono altamente improbabile che a breve si realizzino impianti del genere in Italia”.

12/11/2014   Rinnovabili al 38% della domanda elettrica. Fotovoltaico all'8,3%

Buon contribuito in Italia ad ottobre di eolico e fotovoltaico. La produzione da FV supera quella di tutto il 2013 e va a coprire finora l’8,3% del fabbisogno di energia elettrica e il 9,5% della produzione nazionale.

A ottobre fotovoltaico ed eolico, a differenza di quanto accaduto in Germania hanno registrato in Italia una produzione significativa, rispettivamente +33,8% e 30,9% sullo stesso mese di un anno fa. I dati sono desunti dal rapporto mensile di Terna .

Con 1,8 TWh generati ad ottobre, la produzione solarefotovoltaica nell’anno in corso supera quella di tutto il 2013: 21,4 contro 21,2 TWh (e 2 TWh in più nei primi 10 mesi). Contrariamente a quanto si è visto nei mesi scorsi la produzione idroelettrica del mese è in calo su ottobre 2013: -13,3%. Insieme le rinnovabili nel mese di ottobre coprono circa il 29% della richiesta elettrica. Diminuisce, ma questa non è una novità, anche se in modo meno vistoso rispetto ai mesi precedenti, la produzione termoelettrica (-4,7%).

Nel mese di ottobre 2014 la domanda di elettricità è stata pari a quasi 26,4 TWh, in diminuzione dell’1,4% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. In leggero aumento l’import.

Nei primi 10 mesi dell’anno, invece, il calo della domanda (258,1 TWh) è del 2,9%. Mentre la produzione netta nazionale (224,7 TWh) diminuisce del 3,7% sullo stesso periodo 2013.

 

 

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